Il nastro di luci

Il nonno abitava in una casetta piccola, con il tetto spiovente, le travi a vista e il profumo della legna che ardeva nella stufa. Ogni anno quando fuori dalla finestra cadeva la neve e in cucina si sfornavano biscotti alla vaniglia, arrivava la piccola Mel che insieme al nonno saliva in soffitta per prendere la scatola rossa.

“Trasformiamo la casa in un nido di luce” diceva il vecchio alla bambina e solo dopo aver decorato l’albero accendevano il nastro di luce. Si sedevano stretti l’uno all’altro, Mel se ne stava sempre accoccolata tra le braccia forti del nonno e mentre osservava le luci che riscaldavano la stanza si perdeva ad ascoltare il ritmo di quel grande cuore.

“Nonno, ma perché le lucine non hanno un cuore che fa tu-tu tu-tu?” chiese una volta Mel.

“Beh perché le luci sono magiche e fanno battere forte il cuore agli altri”

“Battere forte come quando faccio le corse?” chiese curiosa.

“Si, come quando fai le corse e ti senti felice” le rispose lui. “Senti il mio…” continuó il nonno avvicinando l’orecchio di Mel al suo petto.

“Batte veloce!” esclamò la bambina. “Però tu non hai corso” affermò pensierosa.

“Oh, ma non sempre serve correre per essere felici…” sorrise il nonno e la strinse ancora più forte.

Arrivò il momento in cui il nonno arrotoló con cura il nastro di luci per riporlo nella scatola e portarlo in soffitta. “Ci vediamo il prossimo Natale” disse al nastro di luci prima di chiudere la scatola rossa.

Ma il prossimo Natale non arrivò.

“Perché non vengono ad aprirmi?” si chiese il nastro sconsolato. Rimase in silenzio, solo e triste per diversi mesi. Si sentiva perduto, svuotato, insignificante. Sempre in attesa, in quel buio totale non aveva più alcuna forza per illuminare.

Poi un giorno sentì un bel trambusto.

“Ragazzi prendete tutto e non dimenticate nulla!” ordinò una voce che non aveva mai udito.

“Mamma, perché questi signori portano via tutte le cose del nonno?” domandò Mel.

“Ormai al nonno queste cose non servono più. Le daremo a chi le può usare ancora.”

Poi Mel la vide. La scatola rossa. Un uomo grande e grosso la stava prendendo per accatastarla insieme ad altre cianfrusaglie.

“Fermo, quella no!” urlò la ragazzina.

“Mel che ti prende?” le chiese la mamma

Mel corse a prenderla la scatola. L’abbracció forte come il nonno abbracciava lei quando guardavano quelle luci illuminarsi sull’albero e si sentì avvolta come molti anni prima.

“D’ora in poi non starai più dentro questa scatola” sussurró al nastro di luci come per scusarsi del tempo perduto. “Questa scatola non la diamo via” e voltandosi si diresse verso la macchina pronta per tornare a casa. Aveva tutto quel che bastava.

Da quella sera le luci non sono più sole e non hanno più bisogno che sia Natale per donare il loro calore. Il nastro di luci si impegna ogni giorno per scaldare l’atmosfera della stanza di Mel e a lei sembra che il buio non scenda più perché sopra quel letto sente il cuore batterle forte. “Il nido di luce…” chiude gli occhi ed è felice.

Inviato dal mio telefono Huawei

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