Vita da eroi

“Lei è davvero imbarazzante!” urlò spazientita.

Aveva provato a mantenere la calma e a comportarsi in modo pacato come il suo amoruccio le aveva consigliato. Ma quell’odioso presuntuoso aveva osato troppo. Come si permetteva di offendere lei e la sua famiglia facendole credere di lottare dalla sua parte? si chiedeva osservandolo. Appena lo aveva visto gli era risultato antipatico, aveva provato ad ascoltarlo ma il disgusto aveva preso il sopravvento e come accadeva sempre aveva perso la pazienza.

“Signora, la prego di mantenere la calma…” cercò di tranquillizzarla l’uomo in giacca e cravatta. Giocava con i pesanti anelli d’oro che portava all’indice della mano destra e al mignolo della sinistra. L’ampia stempiatura rifletteva la luce al neon del lampadario. “Posso assicurarle che anche la sua famiglia ne trarrà splendidi benefici” disse accarezzandosi le labbra.

“La mia famiglia non rientrerà mai in questi sordidi piani!” concluse Mary gonfiando il petto e puntandogli contro il dito.

L’uomo di fronte a lei rimase in silenzio ad osservarla. Sapeva che l’incontro sarebbe stato complesso ma non si aspettava una reazione così calorosa. Non aveva altra scelta. Si alzò pesantemente dalla poltrona in pelle nera posizionata dietro alla scrivania di diamanti, spostò il quadro cavalleresco appeso alla parete e pigiò il bottone nero.

“Bon voyage, signora!”

Per la prima volta Mary rimase senza parole…non avrebbe mai pensato che quella giornata avrebbe cambiato per sempre le loro vite.

Quella era una mattina uguale a molte altre.

Le sveglie avevano suonato imperterrite, come in un concerto natalizio, chiamando a rapporto tutta la famiglia.

“In piedi dormiglioni!” aveva urlato Raffaele aprendo porte e finestre per arieggiare l’ambiente. Nonostante la fredda brezza di gennaio la calma regnava in casa.

“Giù dal letto principino, oggi si va a scuola…” e cambiando stanza si chinò accanto alla donna della sua vita per svegliarla con piccoli baci.

“Stavo sognando che eravamo in vacanza…” bisbigliò Mary tra la montagna di ricci che le coprivano il volto.

“Amore le vacanze sono appena finite…oggi i tuoi pargoletti ti aspettano” disse accarezzandole la guancia. Era strano ma quando stavano insieme sembrava che il tempo non passasse mai.

“Come mai hai quella faccia?” chiese lei sedendosi sul letto.

“Quale faccia?”

“Quella un po’ preoccupata. Sei di turno al pomeriggio e stai già pensando al lavoro?” sapeva infatti che Raffaele amava la sua professione e voleva sempre il meglio per i pazienti. Ci teneva ad avere tutto sotto controllo, consapevole che seguendo regole e protocolli l’azione di pronto soccorso si sarebbe svolta in modo più efficace.

“Nessuna preoccupazione amore mio…pensavo solo che farete tardi entrambi se non vi muovete!” le rispose ridacchiando e indicandole l’ora.

Mamma e figlio si vestirono di corsa e trangugiarono una colazione veloce. Battendo i record di velocità si trovarono sull’uscio di casa pronti ad affrontare la giornata.

Un attimo dopo la porta si chiuse e lui si trovò solo, con i pantaloni del pigiama e il caffè in mano. Era deciso a gustarsi qualche intenso minuto di dolce far niente sdraiato sul divano. Ma senza rendersene conto si trovò tra le mani la lettera che aveva ricevuto il giorno prima. Era arrivata dalla banca e quando l’aveva letta con Mary erano rimasti basiti.

L’aprì ancora una volta e rilesse il contenuto.

Gentile famiglia,

l’apertura di questo anno porta con sé grandi novità. Il nuovo Direttore della Banca ha piacere di conoscervi per disquisire con voi di importanti novità che non potrete rifiutare. Siete invitati a prenotare un appuntamento il prima possibile.

Era la prima volta che un direttore di banca voleva incontrarli personalmente. Cercò di non pensarci e provò a rilassarsi accendendo la televisione. La scatola davanti a lui sembrava un insieme di voci distanti, riusciva a sentire solo i suoi pensieri che gli dicevano se vuoi scoprire le novità, chiama!

Attese l’orario di apertura della filiale e scoccata l’ora digitò il numero sulla tastiera del telefono.

“Buon giorno, ho ricevuto una lettera per incontrare il nuovo direttore…”

“Oh, sì certo…attenda un attimo in linea.”

La musica classica dispensava note tranquillizzanti nell’apparecchio telefonico.

“Buon giorno” rispose una graziosa voce femminile interrompendo la melodia “sono la segretaria del nuovo direttore. Mi complimento perché ha chiamato subito, il direttore ha molta fretta di incontrarla.”

“Per quale ragione?”

“Non ne sono al corrente. Va bene oggi alle 16?”

“Veramente sono occupato.”

“Può liberarsi? Le ripeto che il direttore ha molta fretta di incontrarla e vuole risolvere la questione nel più breve tempo possibile…”

“La questione?”

“Questo è quello che mi ha detto di riferirle. Quindi fisso?”

“Mi dia modo di vedere se posso…”

“Perfetto, fissato…”

“Veramente io…”

“Mi scusi ma mi cercano dall’ufficio. Devo proprio riagganciare.”

E così dicendo la graziosa voce si allontanò dall’apparecchio dimenticandosi di posare la cornetta.

Dal suo divano, con il cellulare ancora posato all’orecchio, Raffaele riuscì a distinguere una voce maschile in lontananza che in tono burbero chiese alla segretaria:“Ha fissato pure questo?”

“Come da sue richieste, direttore…” rispose la donna.

“Questi mutui…una vera scocciatura…” poi cadde la linea.

Quindi si tratta del mutuo pensò. Il telefono prese a vibrare tra le sue mani e subito rispose pensando fosse la segretaria del direttore.

Invece era Mary che con impareggiabile velocità condensava mille pensieri in una frase.

“Amoruccio mi hai seguita?”

“In realtà no…”

“Lo sapevo, questa mattina mi hai detto una bugia. Cosa ti passa per la testa?” Mary sapeva leggergli i pensieri ed era una caratteristica che aveva sempre amato in lei.

“Si tratta della lettera della banca, ho chiamato poco fa. La segretaria è stata molto vaga e ci ha fissato un appuntamento alla 16 ma io sono di turno…”

“Che problema c’è vado io. Ti hanno detto di cosa parleremo?”

“In realtà no, qualcosa mi dice che l’argomento sarà il mutuo.”

“Bene vedremo di cosa si tratta… magari ci regalano gli ultimi anni!” rispose ridacchiando. “Ora tranquillizzati e goditi la mattinata, ti racconterò questa sera quando torni. Ciao amore…” senza aspettare una risposta spense la chiamata.

Sembrava tutto irreale. La lettera misteriosa, l’appuntamento furtivo…per fortuna c’era Mary che con il suo buon umore riusciva ad alleggerire sempre tutto. Lui non aveva una bella sensazione. Accarezzò il casco e capì come godersi la mattinata. Ancora non sapeva che quella sera avrebbe corso come un pazzo a cavallo della sua moto.

“Svelto tesoro, monta in macchina oggi abbiamo fretta!” dichiarò Mary al principino appena fuori scuola.

“Dove andiamo non avevamo programmi?” rispose il piccolo salendo in auto.

“Ho un appuntamento urgente in banca…spero duri poco”

“Oh no, che noia. Posso aspettarti in macchina?”

Mary ci pensò su. Non le piaceva lasciare il piccolo in macchina e glielo fece capire con uno sguardo.

“Io non ci vengo mi stufo…” continuò imperterrito.

“Su su poche storie. Ci metteremo poco e poi andiamo a fare merenda…”

“Se ci metterai poco posso aspettarti anche in macchina. Ti ricordi mamma che non si trova mai un parcheggio vicino alla banca? Se ti aspetto in auto puoi metterla dove vuoi, controllo io e se ci sono problemi ti chiamo…”

Mary stava per rispondere ma poi ci ripensò. Il piccolo aveva ragione, mancavano parcheggi e in fin dei conti sarebbe stato un incontro veloce. L’aveva convinta.

“Solo per questa volta…e non lo diremo a papà” rispose strizzando l’occhio.

“Evvai!” esclamò felice il piccolo.

Mary lasciò la macchina su uno stallo dedicato ai residenti, come previsto non era riuscita a trovare altri parcheggi.

“Mi raccomando se qualcuno ti chiede qualcosa dì che la mamma torna subito e non abbassare il finestrino, siamo intesi?”

“Mamma, non ho più tre anni…so che non devo accettare le caramelle dagli sconosciuti!” ironizzò il ragazzino.

Mary si girò ridacchiando, chiuse la macchina e attraversò la strada. Passò attraverso le due porte videosorvegliate e si trovò alla reception della banca. Il bianco delle stanze conferiva un aspetto asettico e freddo.

“Ho un appuntamento con il nuovo direttore.” disse alla receptionist non appena fu il suo turno.

“Prenda questo corridoio…” la rispose la ragazza “arrivata agli ascensori clicchi per l’ultimo piano. Successivamente prenda la strada sulla destra, troverà l’ufficio alla terza porta sulla sinistra.”

Mary pensò fosse uno scherzo. “Regalate anche una mappa dell’edificio?”

“Vedrà signora è più facile andarci che raccontarlo…”

“Speriamo”.

Prese il corridoio e si diresse agli ascensori. Quando si spalancarono le porte una coppia uscì sbraitando. Erano paonazzi e inveivano contro il sistema. Mary si fece coraggio e schiacciò per dirigersi all’ultimo piano. Ad attenderla c’era un silenzio tombale. Il bianco del pianterreno aleggiava in ogni angolo dell’edificio. Nessun colore, nessuno stimolo. D’improvviso una figura femminile si palesò ai suoi occhi.

“Buon giorno, la signora Boscolo?”

“Eh sì…sono io.”

“Prego il direttore l’attende…”

Aprì una porta bianca e l’interno le sembrò subito stonare con l’ambiente circostante. L’ufficio era nero e lucido. I grandi finestroni facevano entrare una luce che scintillava sul tavolo coperto di diamanti e sulle pareti specchiate degli armadi. Tutto era molto elegante ma anche molto cupo. Le vennero in mente i disegni appesi alle pareti del suo reparto…fortuna che non lavorava in banca!

“Signora, prego si accomodi.” l’accolse il nuovo direttore, un uomo avanti con l’età e in sovrappeso, stretto dentro al suo completo.

“La ringrazio…”

“Posso offrirle un caffè, un tè, qualcosa di fresco?”

Mary fu stupita da quella gentilezza ma reclinò pensando che il piccolo l’aspettava in macchina e non aveva tempo da perdere.

“L’ho convocata qui perché, come sa, viviamo in un periodo turbolento…” iniziò il direttore.

La premessa non è delle migliori pensò subito Mary.

“Immagino leggerà i giornali e sia aggiornata sul livello di aumento dello spread Btp-Bund…”

Perfetto ci mancava la lezione di economia…mannaggia speriamo arrivi al dunque… sospirò tra sé e sé.

“Nonostante la tranquillità con cui abbiamo da sempre gestito il tasso di interesse, oggi il nostro istituto bancario subisce le conseguenze del rialzo del deficit e dobbiamo operare delle migliorie nel sistema per consentire alla banca di tutelare i propri affiliati…”

Il direttore sussurrava le parole come se stesse raccontando un gran segreto. Gesticolava lentamente, toccandosi le mani e facendo scivolare le dita su un riconoscimento d’orato posato a lato della scrivania.

A Mary quell’individuo proprio non piaceva. C’era qualcosa in lui che la metteva in allarme.

“Lei è qui perché di fronte a voi si presentano due possibilità: aumentare la rata del mutuo mensile oppure chiudere il mutuo immediatamente a patto di ricevere in contanti il differenziale che manca al termine della copertura…”

Mary si guardò intorno. “L’aumento mensile di quanto sarebbe?”

“500 euro…”

Ma sono da uno strozzino? si chiese guardandosi in giro.

Il direttore colse lo sguardo sperduto della cliente e continuò per rincuorarla. “Abbiamo vagliato le alternative e la seconda opzione sembra una proposta irrinunciabile. Controllando i pacchetti investimenti e risparmi siamo convinti di farvi un grande regalo….”

Questo è impazzito…

“Non solo -continuò il direttore- per venire incontro alla vostra famiglia siamo disposti a offrire lo 0.001% del mutuo restante…”

Con chi crede di avere a che fare questo qui? Mary sentiva il fuoco ribollirle dentro.

“Senta, la sua offerta mi sembra semplicemente irragionevole ma ne parlerò a mio marito e le farò sapere.”

“Signora ma l’offerta è valida solo per oggi. Se firma subito i documenti sarete liberi…”

“Ho detto che voglio parlarne con mio marito…”

“Io le consiglio di firmare, ora!” rispose in torno perentorio il direttore.

“Lei è davvero imbarazzante. Si rende conto del tipo di proposta illegale che sta facendo? Sa come vive una famiglia al giorno d’oggi? Ce l’ha un cuore nascosto tra gli strati di tessuto elegante che indossa? Io non firmo niente senza mio marito.” urlò inferocita. “E non aggiunga altro se non vuole rogne legali…”

“Signora, la prego di mantenere la calma…” disse il direttore alzandosi dalla sua sedia.

“Calma? Ma crede di avere a che fare con un’allocca? Penso proprio che stiate agendo in maniera losca e non firmerò nulla fino a quando non avrò le proprie contrarie. Ora mi scusi ma me ne vado”

Fu allora che Mary vide la botola sotto di sè aprirsi. Uno scivolo nero l’attendeva ai suoi piedi.

“Bon voyage, signora!” si sentì dire e d’improvviso non vide più nessuna luce e sentì lo stomaco comprimersi come quando andava sulle montagne russe.

“Aiuto!” urlò.

Ma le sue urla rimasero imprigionate nelle pareti scivolose.

Si era appisolato in macchina e prese paura quando un uomo bussò al finestrino.

“Deve parcheggiare?” domandò il piccolo.

“No, non preoccuparti volevo assicurarmi che stessi bene…” rispose l’uomo.

“Si si, grazie. La mia mamma arriva subito!” il signore accolse la spiegazione e con un saluto proseguì a piedi sulla strada buia.

Strano però…la mamma diceva che sarebbe stato un incontro breve invece sono passate ore e ancora non si è vista pensò. Si disse di stare tranquillo, negli incontri dei grandi poteva accadere. Accese la radio, poi prese il quaderno e iniziò a studiare. Più il tempo passava più si rendeva conto che qualcosa non andava. Doveva chiedere aiuto. Vide un passante portare a passeggio un cane. Smontò dall’auto e lo rincorse chiedendogli in prestito il telefono per chiamare il papà. Dubbioso il signore di fronte a lui accettò e gli porse lo strumento.

“Pronto?”

“Papà ho paura sia successo un guaio…”

“Principino, di chi è questo numero?”

“Ti spiegherò più tardi. Papà, la mamma non è mai uscita dalla banca…”

“Come? A quest’ora tutte le banche sono chiuse…” constatò.

“Lo so…cosa devo fare?”

“Dove ti trovi?”

“Vicino alla banca, la mamma mi aveva lasciato ad aspettarla in auto”

“Cos’ha combinato? Ne parliamo dopo, aspettami lì. Arrivo subito!”

Con il cuore in gola Raffaele spiegò la situazione ai colleghi e corse oltre le porte scorrevoli del Pronto Soccorso. Salì in sella alla sua moto e corse più veloce che mai. Per la prima volta in vita sua non si preoccupò di stop e semafori. Aveva fretta di rivederla.

Trovò il suo ragazzo ad attenderlo di fronte all’auto. Era pallido e visibilmente scosso.

“Papà…cosa facciamo adesso?” chiese singhiozzando il piccolo.

“Gli eroi piccolo mio…” rispose prendendolo per mano e dirigendosi verso la banca “giochiamo a fare gli eroi…” confermò con un filo di voce.

L’aria era fredda e penetrante. Si chiese più volte se fosse il caso di chiamare la polizia ma qualcosa gli diceva che sarebbe riuscito a trovare Mary senza ricorrere a soluzioni drastiche. Rimase a guardare la porta intensamente domandandosi da dove partire. Ci voleva un piano.

Ci vuole un piano si disse.

Il suo cervello non riusciva a formulare ipotesi ragionevoli. Era troppo agito. Troppo confuso. Proprio lui abituato a stare in mezzo alle emergenze si sentiva inerme di fronte alla situazione.

“Papà…ho un’idea…” la voce del piccolo lo fece sobbalzare.

“Ti ascolto…”

“Sono quasi le otto. Verso quest’ora dovrebbe arrivare lo staff delle pulizie per ordinare l’edificio. Quando raggiungeranno le porte noi ci nasconderemo dietro i loro bidoni. Come ombre nella notte entreremo nell’edificio e varcata la soglia ci nasconderemo dietro alla prima colonna. Aspetteremo che le signore delle pulizie prendano gli ascensori a quel punto capiremo dove si trova il luogo in cui aveva appuntamento la mamma.” spiegò il piccolo come fosse un ladruncolo professionista.

“L’ufficio del direttore…” continuò papà “cercheremo l’ufficio, entreremo all’interno e cercheremo indizi che ci facciano capire se la mamma è passata da lì. Poi sapremo come proseguire…” Raffaele pensò che il suo principino stava diventando un uomo e fu felice di scoprire che aveva ereditato il suo sangue freddo.

“Come fai ad essere sicuro che a quest’ora passeranno a pulire?” domandò Raffaele curioso.

“Papà…succede sempre così nei film che guardi!”

“Hai ragione piccolino ma questo purtroppo non è un film…” disse tristemente pensando alla vita reale.

“Fidati papà, tutti i film hanno una base di verità!”

Neanche il tempo di dirlo e un furgone azzurro con bolle di sapone parcheggiò di fronte alla banca.

“Che ti dicevo? Ci siamo!” fece il piccolo entusiasta.

Uscirono dal loro nascondiglio e seguendo il piano alla perfezione divennero due ombre nella notte. Entrati nell’edificio si accorsero che non c’erano colonne.

“Papà ora che facciamo?” mormorò il piccolo.

“Seguiamole fino all’ascensore. Quando si apriranno le porte fai un balzo verso destra, io lo farò a sinistra. Sii silenzioso e non si accorgeranno di noi…” sussurrò. Le signore intanto si raccontavano i più svariati aneddoti sul personale. Ridevano a crepapelle e certo non immaginavano di essere seguite da qualcuno. Di fronte all’ascensore una delle due si ricordò di aver dimenticato il flacone di detersivo nel furgone.

“Devo tornare indietro!”

Padre e figlio si guardarono terrorizzati. Questa non ci voleva.

“Ti impresto il mio, questa sera ci dividiamo le stanze e alterniamo le pulizie.” rispose l’altra.

Salvi per un pelo pensarono. Le porte dell’ascensore si spalancarono. Nessuna si accorse dei due balzi furtivi. Appena le porte furono richiuse corsero all’ingresso per leggere il tabellone degli uffici.

“Ultimo piano, forza andiamo!” disse il piccolo correndo verso gli ascensori.

“Fermo! Prendiamo le scale, insospettiremmo le signore con i rumori degli ascensori!”

Salirono 15 rampe di scale. Raffaele si promise che al termine dell’avventura si sarebbe iscritto in palestra perchè il fiatone non lo lasciava respirare.

Rimasero appostati alla parete in rigoroso silenzioso. Non si vedeva nessuno in giro. Aprirono la prima porta. Il nulla. Aprirono la seconda porta, ancora nulla. Arrivarono alla terza e sentirono una voce all’interno.

Gli parve di riconoscerla. Appoggiò l’orecchio alla porta e ne ebbe la certezza: era il direttore.

“Cosa sta dicendo?” chiese il piccolo. Raffaele gli fece cenno di fare silenzio. Si sentiva poco.

“Abbiamo concluso cinque affari oggi -pausa- No, il sesto non è andato in porto -pausa- La signora si è agitata e ho dovuto ricorrere al piano emergenza.” Una risata amara invase l’aria.

Piano d’emergenza? Signora? Non starà forse parlando di Mary? si chiese Raffaele premendo con forza l’orecchio alla porta.

“Ci siamo liberati di una seccatura -pausa lunga- Il marito? Lo convocherò domani e scosso dalla perdita della moglie firmerà immediatamente. Stia tranquillo capo.”

Perdita? Cosa hanno fatto alla mia Mary? la rabbia irrorò tutti i muscoli di Raffaele.

“Papà fermo, così ci farai scoprire!” cercò di richiamarlo il piccolo ma era troppo tardi. Con un calcio acrobatico spaccò la porta dell’ufficio e si trovò di fronte all’uomo in giacca e cravatta che aveva per le mani la vita di sua moglie.

“Dov’è mia moglie?” urlò balzando nella stanza, saltando addosso all’uomo in giacca e cravatta. Prese per le spalle il direttore disarcionandolo dalla comoda poltrona. Lo fece cadere pesantemente a terra e con una frustata di mano lo immobilizzò al terreno. Lo placcò come aveva visto fare milioni di volte nei suoi film preferiti: bloccandogli l’anca, sedendosi sul suo busto e cingendogli il collo con una mano.

“Dov’è mia moglie?” sibilò nuovamente.

Il direttore sembrava terrorizzato. Goccioline di sudore pervasero la sua fronte.

“Non so di chi sta parlando…” cercò di dire con un filo di voce.

Raffaele non ci vedeva più dalla collera e premette più forte.

“Ripeto, che fine ha fatto mia moglie?”

L’uomo ancora una volta non rispose.

Allora alzò la gamba del direttore e la fece roteare delicatamente fino a quando il dolore diventò culminante e l’uomo non sopportò più lo strazio.

“L’ho lasciata cadere nella botola…” ammise.

“Quale botola?” si fece interessato Raffaele.

“Quella accanto alla mia scrivania…”

“Dove conduce?” chiese con voce tranquilla avvicinandosi sempre più agli occhi impauriti del direttore.

L’altro non si pronunciò.

“Ho detto: dove conduce?” riformulò lentamente.

Con la mano libera il direttore riuscì a prendere lo zippo che teneva nella tasca del pantalone. Provò a sferrarlo con forza sulla testa del suo aggressore ma Raffaele se ne accorse, bloccò la mano del direttore mollando la presa sul collo. Il direttore ne approfittò per alzare il busto sferrando un pugno nello stomaco di Raffaele che preso alla sprovvista si accasciò. Il direttore si alzò e corse verso il telefono per chiamare la sicurezza. Ma il piccolo principino aveva staccato i cavi e tenendoli in mano apostrofò: “Così non va bene. A una domanda si risponde…”

Con un calcio circolare Raffaele spinse il direttore all’armadio della stanza. I movimenti del suo corpo parvero naturali e allenati. Mise insieme una serie di atemi che aveva imparato durante la lezione di jujitsu e il direttore non seppe più come difendersi.

“Apra quella botola…ora!” ordinò Raffaele. Il direttore non era uomo da arrendersi ma lo sguardo violento di Raffaele lo indusse a non metterlo alla prova ancora. Era fuori forma per difendersi. Ci avrebbe pensato qualcun altro a fermarlo. Così, come aveva fatto poco ore prima si avvicinò al quadro, lo sollevò e schiacciò il pulsante che aprì la botola di fronte alla scrivania.

“Perfetto, ora andiamo!” comandò Raffaele guardando il piccolo.

“Aspetta un attimo papà…” con il filo del telefono il piccolo legò il direttore alla sua scrivania. Prese il fazzoletto che l’uomo teneva nel taschino della giacca, gli tamponò il sudore e poi lo arrotolò come una bandana nella bocca del direttore.

“Sono pronto papà.” i due si avvicinarono alla botola, guardarono il lungo scivolo sotto i loro piedi e prendendosi per mano si lanciarono nell’oscurità.

Mary aveva paura. Aveva davvero paura. Si trovò da sola a vagare nel buio porgendo in avanti le mani per evitare di sbattere contro qualcosa. Nella caduta il telefono era scivolato a terra e non riusciva più a trovarlo. Toccò una parete che le sembrò molla e appiccicosa.

“Che schifo!” urlò.

Camminò per molto tempo e poi le parve di vedere una piccola luce. Si rincuorò pensando di essere arrivata all’uscita. Invece man mano che proseguiva si rendeva conto di essere dentro ad un labirinto la cui luce era data solo da un’insegna al neon scadente che saltava.

E ora dove vado? si chiese guardando le strade che si aprivano di fronte a lei. L’odore di muffa e naftalina le faceva venire il voltastomaco. Pensò di fermarsi lì, prima o poi qualcuno sarebbe arrivato in suo soccorso. Ma la vista di un topo che le corse sui piedi la fece sobbalzare e si convinse a scegliere la strada. Prese il cunicolo sulla sinistra. Guardò verso il Cielo sperando in un aiuto superiore…doveva uscire…aveva detto al suo piccolo principino di aspettarla in macchina. Se quell’uomo avesse fatto del male anche a suo figlio? Sentì una vampata di calore in tutto il corpo e l’istinto materno azionò i suoi muscoli facendola correre all’impazzata. Per questo non si accorse del filo di ferro che sporgeva e che la ruppe il maglione lacerandole la pelle.

“Maledizione!” imprecò toccandosi la ferita. Piccole goccioline rossastre caddero a terra insieme a un lembo del maglione blu. L’incidente non la scoraggiò e la convinse a proseguire adagio, poi in fretta, sempre più in fretta fino a quando qualcosa bloccò il suo cammino. La porta di un caveau gigantesco sbarrava la strada.

E adesso? pensò e ripensò a qualche soluzione geniale per uscirne vincitrice.

Le venne in mente una cosa sola: sbattere i pugni con forza e urlare con tutta la voce che aveva a disposizione. Speriamo che qualcuno mi senta…

Scendendo nel tunnel pensò a tutte le volte che suo figlio gli aveva chiesto di andare al parco divertimenti. La discesa ripida e infinita aveva disorientato Raffaele e si chiese dove stessero cadendo. Poi bruscamente atterrarono l’uno sopra l’altro. Era buio, completamente buio.

“Mamma…” chiamò il piccolo come quando di notte faceva un incubo e cercava aiuto. La sua voce riecheggiò e diede forma all’ambiente circostante. “Siamo in un corridoio lungo, papà…”

“Come fai a saperlo? Non si vede nulla!”

“Senti la voce, non si disperde ma si allunga…”

“Sei un piccolo genio!” era davvero fiero di suo figlio. Quell’avventura stava dimostrando qualità che non sapeva possedesse. “Attaccati alla mia cintura…andiamo a vedere dove è la mamma.”

Camminarono nell’oscurità sentendo solo il rumore del loro fiato condensarsi nell’aria. Erano sottoterra, non c’era dubbio. La puzza di muffa era nauseante. Mancavano finestre e spiragli di luce. Arrivarono sotto a un neon lampeggiante e si trovarono di fronte a tre strade.

Quale avrà preso Mary? si chiese Raffaele scrutando il triste orizzonte.

“Papà, guarda!” disse il piccolo indicando qualcosa per terra. Si avvicinarono e nel buio ebbero la certezza che si trattava del maglione blu di Mary.

“Per di qua!” fecero all’unisono correndo nel corridoio nella speranza di arrivare presto dalla mamma.

Ma si trovarono presto bloccati dalla porta di un caveau.

Raffaele tirò un pugno contro il muro. Questa non ci voleva…devono averla portata dall’altra parte.

Il piccolo principino, con un orecchio appoggiato alla porta, stava girando la ruota di traino.

“Cosa stai facendo?” chiese Raffaele.

“Shh se parli non sento…” continuò per diverso tempo fino a quando un click gli illuminò il volto.

“Papà gira con tutta la tua forza!” ordinò il piccolo.

Raffaele obbedì e in pochi secondi la porta del caveau si aprì. “Quando tutto sarà finito, mi spiegherai come mai conosci queste tecniche da ladruncolo!” lo ammonì felice.

Dentro il caveau la luce era accecante. Intorno a loro brillava un bianco argenteo e dovettero mettere le mani di fronte agli occhi per proseguire.

Poi le videro…delle piccole goccioline rosse segnavano un percorso lineare a terra. Non riuscirono a dirsi nulla, troppo preoccupati che alla mamma fosse accaduto qualcosa di terribile. Si misero a seguirle come uccellini con le briciole di pane.

D’un tratto la udirono, forte e inconfondibile.

Era la voce di Mary.

Il principino prese a correre ma subito Raffaele lo fermò.

“Non sappiamo se è con qualcuno…seguimi e fai silenzio…” camminarono in punta dei piedi. Davanti a loro si palesò una struttura raffinata, una sorta di serra fatta di vetri e acciaio che lasciava vedere l’interno. Mary era seduta in mezzo a due energumeni che la tenevano bloccata. Davanti a loro un giovane uomo dall’aspetto coreano rideva di gusto.

“Signola…lei sta lallentando i miei piani…senza i soldi di tutti i piccoli cleditoli come pensa che liuscilò ad acquistale le almi nucleali che mi falanno conquistale il mondo?”

“Lasciatemi andare…” supplicò Mary.

“Oh, ma olmai lei sa tloppo…se la lasciassi andale potlebbe spiffelale tutto…”

“Io non so nulla dei vostri piani…”

“Ha visto cose che nessuno dovlebbe mai vedele…e questo è più che sufficiente per impedille di uscile…”

Maledetti! pensò Raffaele.

“Papà guarda! Là in fondo, c’è un estintore.”

Raffaele guardò il punto indicato dal figlio.

“Piccolo mio…ora è il nostro momento.” rispose capendo le intenzioni del piccolo. “Tu lancerai l’estintore sulla vetrata, il rumore distrarrà tutti. Nel frattempo io coglierò il capo alla sprovvista e lo bloccherò intimando i gorilla che lo accompagnano di lasciare libera la mamma. Tu starai nascosto per evitare che ti accada qualcosa…”

“Ma io…”

“Niente ma…sei pronto?” il piccolo non era convinto. Ma accettò.

In un frangente di secondo il caos invase la serra. Il boato fece urlare tutti e i vetri rotti saltarono in tutta la stanza scendendo dal cielo come pioggia. Le guardie si protesero per proteggere il loro capo ma ormai era troppo tardi. Raffaele l’aveva imprigionato in un’abile mossa di armbar. I due si ributtarono su Mary per evitare che scappasse.

“Vi consiglio di liberare la signora…” ordinò Raffaele.

“Altrimenti?” domandarono i due.

“Altrimenti il vostro capo fa una brutta fine…” sentenziò Raffale stringendo la presa e facendo urlare il coreano.

Non sapevano cosa fare…più il loro capo si dimenava più la morsa di Raffaele gli provocava dolore. Vista l’indecisione dei due fu il loro capo a comandargli di lasciarla andare.

“Scappa Mary, scappa!” le urlò subito Raffaele e Mary a malincuore abbandonò quel che rimaneva della serra.

Raffaele si era distratto, l’aveva guardata per assicurarsi che se ne andasse al sicuro e in quel momento la sentì: gelida e mortale. La canna della pistola era posata sulla sua testa.

“Hai sbagliato film, eroe…” mormorò al suo orecchio uno dei due omaccioni.

Raffaele sentì il sangue raffreddarsi nelle vene. Il cuore gli palpitava forte. Lo sentiva rimbombare nelle orecchie. Il coreano si posizionò di fronte a Raffaele.

“Cledevi folse di lovinale i miei piani, povelo illuso? Tu non sai chi sono io!”

Raffaele provò a difendersi ma l’altro gorilla gli sferragliò un calcio in pancia e un pugno in viso che lo misero a dura prova. Era la fine…ma almeno la sua famiglia era al sicuro.

“Lascia stare il mio papà!” ruggì una vocina dietro di loro. Il piccolo principino corse nella serra azionando l’estintore. La polvere offuscò l’aria come una coltre di nebbia. Raffaele si liberò dall’avversario e spintonò il capo a terra.

“Spala, spala, spala!” urlò quest’ultimo al suo uomo per evitare che i due scappassero.

Gli spari rimbombarono nel caveau.

Poi il silenzio gelò il locale.

Alla televisione il giornalista parlava concitato.

“Sembra una storia da film e a ben pensarci potrebbe diventarlo. Una famiglia ha smascherato una terribile organizzazione criminale che operava da anni tra l’Europa e la Corea. I furfanti si infiltravano negli istituti di credito europei per rubare denaro ai cittadini e utilizzarlo a fini malavitosi nel Paese Orientale. La famiglia ha ricevuto il più alto riconoscimento dello Stato per aver fermato la più pericolosa organizzazione criminale del momento tutelando la sicurezza mondiale”.

“Mamma, avresti dovuto vedere la trasformazione di papà…sembrava Jean Claude Van Damme contro Steven Seagal, era pazzesco!”

Mary strofinò una mano sulla testa del suo piccolo amore. “Siete stati molto coraggiosi…papà mi ha detto che hai delle qualità nascoste niente male piccolino!”

“Modestia a parte…” fece lui strofinando la mano sulla spalla. “Se lo dico a scuola crederanno che sono stato io?” chiese timidamente il piccolo sistemando i suoi occhiali.

“Forse no…ma cosa importa?” domandò Mary. “Tu hai scoperto di cosa sei capace per proteggere le persone che ami e questo insegnamento lo porterai nel cuore tutta la vita. Tu sei il mio eroe…” gli disse Mary abbracciandolo stretto.

L’altoparlante interruppe i loro discorsi. “Il volo per Parigi è in partenza dal gate A3”

“Solo un eroe?” domandò Raffaele corrucciato.

“I miei eroi, volevo dire!” rispose Mary prendendolo sotto braccio.

“Allora…sei pronta per la nostra vacanza?” chiese Raffaele a Mary.

“Vacanza? Viaggeremo così tanto che farò in tempo a stancarmi di vederti tutto il giorno!” rise lei.

Dopo quell’avventura avevano deciso di prendersi un momento per loro. Avevano investito il riconoscimento consegnato dal Presidente della Repubblica in viaggi in giro per il mondo. Parigi, Madagascar, New York…il loro viaggio era solo all’inizio.

“Dai polentoni correte…perderemo l’aereo!” urlò il piccolo decine di passi davanti loro.

Mary si sentì avvolta in un caldo abbraccio.

“Non mi stancherò mai di averti con me…”

Raffaele guardò Mary negli occhi. Ripensarono a tutto quello che era stato.

La vita sapeva essere davvero sorprendente. Mai come ora si sentivano grati per tutto quello che avevano ricevuto.

Poi si incamminarono verso il gate. Il futuro li stava aspettando.

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