Storia di Mino, il seme che non voleva crescere

Lo avevo detto io a quegli sciocchi pensò Mino. Era una calda giornata d’estate e le supposizioni della pianta madre si erano avverate. Da giorni infatti aveva preannunciato che presto sarebbe arrivata una raffica di vento che si sarebbe portata via tutti i semi per farli crescere in qualche terra vicina o lontana. Tutti i semini della pianta madre chiedevano intimoriti “Cosa ci succederà?”. Le piante vicine raccontavano leggende mostruose. Si diceva che i semini presi del vento perdevano la testa, venivano stregati e una volta gettati a terra sparivano per non tornare mai più. Spaventati i semini si tenevano stretti l’uno all’altro sperando di farsi forza e di combattere la furia del vento.

Ma quel mattino l’aria del cielo li colse ancora addormentati. Soffiando forte li rapì per portarli con sè. Eccetto Mino che non si era attaccato a nessuno perché pensava che accoccolarsi ad altri fosse un atteggiamento infantile mentre i veri semi dovevo cavarsela da soli.

Ed ora era lì, pronto per esplorare il mondo!

“Pianta mi vedi?” urlò “Lo dicevo io che bisognava stare da soli per farcela! Guardami ora, sono pronto per partire!”

“E dove andrai?”

“Ad esplorare il mondo, vivere avventure mozzafiato, conoscere nuove semine da conquistare!”

“Piccolo Mino fai attenzione ai tuoi desideri. Ogni seme porta frutto.”

“Cosa vuoi dire pianta?”

“Abbi cura dei tuoi sogni. Buon viaggio piccolo Mino che la Natura ti assista.”

Mino non aveva capito. La pianta gli era sembrata sempre troppo saggia per i suoi gusti. Fortuna che ora poteva muoversi liberamente dove voleva. Una cosa però la sapeva. Un seme non deve mai toccare terra.

Fece l’autostop e quando vide passare un gatto si lanciò sul suo manto morbido. Dai campi di campagna arrivò in città. Quante persone e che fantastiche peripezie sopra questo gatto! pensò Mino saltando da un cornicione all’altro. Ma lo smog lo infastidiva così scelse di cambiare compagno di viaggio salendo in sella a una motocicletta.

Questa si che è vita! pensò entusiasta. Adorava quella motocicletta, la sensazione di estrema libertà, i lunghi viaggi e le soste in posticini con viste mozzafiato. Viaggiavano sempre soli, lui e il suo autista. Mino prese un piccolo fiore e se lo cinse in testa come bandana. Siamo due temerari alla conquista del mondo! Si diceva quando sentiva rombare il motore. Ma i pensieri di Mino si interruppero bruscamente quando il suo autista parcheggiò la moto in garage lasciandolo nel buio con solo una minuscola luce accesa. Come finisce tutto così? si chiese Mino. Come farò ad uscire da questo posto e conquistare il mondo?

Con un battito d’ali una Falena lo invitò a salire sulla sua schiena. “Vieni con me, ti farò vivere la magia della notte!” e così Mino partì per vivere la movida notturna. Insieme non si stancavano mai. Trovavano cose da fare, personaggi insoliti da conoscere, passavano intere nottate a ballare, cantare, suonare e fumare. Mino voleva diventare un seme notturno perché quella vita l’amava troppo. Ma la Falena gli disse che, come tutte le farfalle, la sua vita durava poco e quindi era meglio per lui cercare un nuovo passaggio. Mino si rattristò molto per la perdita della sua nuova compagna d’avventure.

Seguendo il suo consiglio si intrufolò una notte nel taschino di un bel signore. Il dondolio dei suoi passi lo fece addormentare. Al suo risveglio si trovò in una grande casa sopra una collina. Era tutto verde, elegante, lussuoso.  Mino spaparanzato al sole si godeva la bella vita. “Vuoi venire a nuotare con me?” si sentì chiedere Mino e non se lo fece ripetere due volte. Insieme a un cucciolo di cane giocherellone si gettò in acqua. “Quanto si fermerà il tuo padrone?” chiese Mino al cucciolo. “Domani ripartirà per i suoi viaggi.”

Mino lo seguì. Insieme a lui nel taschino c’erano un paio di occhiali da sole, una penna e un taccuino. Presero un elicottero e volarono nel cielo! Che fantastica sensazione! pensò Mino che non aveva mai volato così in alto. Atterrarono in una terra brulla, dove tutto era distrutto. Mino sentiva scoppi e spari. Il signore correva veloce. Senza badare a lui prese la penna ed estrasse in rapidità il taccuino. Un frangente di secondo e Minò volò dal suo riparo sicuro. Stava per cadere a terra quando un bambino dalla pelle scura lo prese tra le mani. “Mamma guarda un porta fortuna!” urlò il bambino alla madre accanto a lui. “Conservalo Badù magari te ne porterà davvero!”.

Mino iniziò a girovagare con Badù che aveva occhi profondi, un bel sorriso e tanta voglia di parlare. Il bambino raccontò a Mino tutto quello che li circondava: il fatto che non c’era acqua, che c’era una guerra, che mangiava una volta al giorno se andava bene e che aveva tanti fratelli. Badù aveva un’allegria contagiosa. Giocava con Mino, lo portava a spasso e gli faceva il solletico. Mino rimase ammaliato da quel bambino così diverso da lui. Più trascorrevano del tempo insieme più si chiedeva cosa fosse quella sensazione che non lo faceva dormire. Pochi giorni dopo lo capì.

Badù stava facendo le porzioni per il pasto. Il suo piatto a differenza degli altri rimase quasi vuoto.

“Perchè lo fai?” chiese Mino.

“Vedi Mino loro sono piccoli e hanno bisogno di crescere.” rispose Badù.

“Perchè non scappi via e pensi a te come ho fatto io?” domandò Mino.

“Questa è la mia terra e mi sento felice quando me ne prendo cura.”

Mino guardò la terra arida e secca sotto di lui. Capì di essersi innamorato di uno stile di vita che non gli apparteneva. Ogni seme porta frutto gli aveva detto la pianta madre prima di partire. Lui che viaggiava in cerca della libertà aveva trovato una terra secca ma piena d’amore in cui crescere. Certo doveva abbandonare tutti i suoi progetti: vedere il mondo, vivere avventure mozzafiato e conoscere delle belle semine da conquistare ma cosa me ne importa? si chiese. Aveva trovato la persona per cui valeva la pena gettarsi al suolo e sparire per trasformarsi in qualcosa di nuovo. Avrebbe perso una parte di sé ma cosa sarebbe diventato? Sapeva di fare la scelta giusta. Così mentre Badù era distratto si lanciò.

E al suo posto nacque un albero sempre pieno di frutti gustosi perché Badù non rimanesse mai senza.

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