Storia di Tumore e di una piccola lucina

C’era una volta Tumore.
Era nato piccolo, brutto e piuttosto anonimo. Era così insignificante che le cellule maestre si dimenticavano di chiamarlo durante l’appello. Quando andavano in gita i suoi compagni si scordano sempre di lui e tutto solo doveva cercare la via di casa.
Tumore si rattristava per la sua situazione e si chiedeva come posso fare perché non si dimentichino di me? Covava dentro di sé una rabbia che lo tormentava.

Un giorno mentre girovagava nel corpo umano vide un grande e grosso virus combattere una miriade di cellule bianche. Gli sembrava così forte, grande e potente. Pensò che da grande avrebbe voluto diventare impavido per riuscire ad essere ricordato da tutti!

Tumore non si fece domande… voleva solo essere riconosciuto. Iniziò a fare palestra per rafforzare la muscolatura. Prendeva le palline di ossigeno per fare pesi, si lanciava dall’epiglottide per fare dorsali, nuotava nel flusso venoso e saltava da un alveolo all’altro per imparare a correre veloce.

In poco tempo Tumore iniziò a vincere tante gare sportive del corpo umano. Stava diventando imbattibile! Tantissime giovani cellule volevano servirlo per stare sempre insieme a lui. La fama lo raggiunse e divenne una celebrità. Tumore stava trovando tutto quello che non aveva avuto. Come amava essere circondato da zoticoni in cerca di vanità. Poteva comandarli a bacchetta tanto nessuno si opponeva al suo volere. Divenne cattivo, acido e meschino. Per raggiungere i suoi scopi usava qualsiasi trucco malefico come aveva visto fare al virus un tempo.

Con tutte quelle cellule che lavoravano per lui riuscì a costruirsi una casa enorme! I suoi servitori l’abbellivano e la rendevano giorno dopo giorno più maestosa. Tumore si sentiva un idolo, organizzava feste, faceva baldoria e distruggeva tutto quello che non serviva a rendere la sua fama leggenda.

Una notte dopo una lunga festa si fermò a guardare l’orizzonte. Pensava alle cose che gli rimanevano da conquistare. Voleva che tutte le cellule del corpo umano si prostrassero ai suoi piedi. Una lucina in lontananza attirò la sua attenzione. Era così piccina. La lucina più si avvicinava più emanava una luce radiosa. Tumore dovette tapparsi gli occhi con le mani.

“Ehi spegni quella luce” le ordinò.
“Non posso” rispose la piccola lucina.
“Se sapessi chi sono io la spegneresti immediatamente!” gridò Tumore.
“Non potrei spegnarla comunque. Io sono fatta così!” disse la piccola lucina.
“Che sciocchezze stai farneticando? Non ho mai visto nulla di simile in tutta la mia vita!” l’aggredì sempre più arrabbiato perché quella piccola lucina osava contraddirlo.
“Perchè fino ad oggi non ce ne era bisogno” rispose e così dicendo si allontanò.
“Dove vai? Non hai finito di parlare con me!” urlò Tumore ma ormai la piccola lucina era lontana.
Cosa avrà voluto dire? si chiese Tumore. Perché compare alla mia vista solo oggi?

Il pensiero di quella piccola lucina lo tormentava. Tumore non provava più gusto ad organizzare feste piene di cellule servili. I suoi adepti continuavano a pianificare nuove conquiste ma lui sembrava distratto. La piccola lucina era indifferente al suo potere. Come può non avere timore di me?

Passò qualche tempo e la rivide. Emanava una luce sempre più intesa. Quale stregoneria è mai questa? si domandò andandole incontro.
Sentendo un rumore alle sue spalle la piccola lucina si voltò. “Ah sei tu!” esclamò vedendolo.

Tumore sentiva la rabbia scoppiargli dentro. “Non credo tu abbia capito realmente chi sono altrimenti non ti comporteresti così!” sbraitò.
“Come mi comporterei?” chiese incuriosita la piccola lucina.
“Avresti paura, saresti riverente e mi ammireresti!” disse Tumore gonfiando il petto.

“Oh capisco…” rispose indifferente.
Tumore sentiva fremere le mani in un pugno. “Chi sei tu piccola insolente? Perché brilli così?” le domandò.
“Sono un miracolo che non ti appartiene.” Tumore non riusciva a capire così la piccola lucina continuò. “Io sono una luce che non hai visto perché brillo di vita e di emozioni vere. Sono il riflesso della maraviglia, dell’amore e della pace. La mia luce diventa più intensa quando crescono le persone che insieme provano questi sentimenti”.

Per Tumore era un discorso troppo complesso.
“Perchè non vuoi sapere nulla di me? Perché sei così diversa dalle cellule?” le chiese Tumore.                                                                                                                                             “Cosa cambierebbe? Io sono il coraggio dei piccoli che combattono battaglie da grandi e questa luce di vita tu non riuscirai a spegnerla mai.” gli disse la piccola lucina guardandolo.

In quegli occhi Tumore si annientò. Improvvisamente si sentì ancora piccolo, brutto e anonimo. Gli sembrava di essersi perso ancora una volta e si chiese dove mi sta portando la vita che ho scelto di percorrere? Quella piccola lucina gli aveva svelato una grande verità non importa quanto siamo piccoli, quando la nostra luce viene condivisa diventa grande e allora nessuno avrà mai il potere di dimenticarsi di noi.

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