Storia di un menestrello e di una cittadinella che sognavano la magia

C’era una volta, tanto tempo fa, un giovane montanaro che nella vita voleva fare ridere le persone. Sfortuna volle che il tempo lo doveva passare sempre in mezzo ai pascoli, perché portava le mucche della famiglia a mangiare l’erbetta fresca per produrre più latte. Montagna, boschi, muggiti e fieno… ogni giorno la stessa vita! Stanco della solita routine iniziò a raccogliere pigne, campanacci rotti, lacci degli scarponi e barattoli di latta. In men che non si dica aveva costruito il suo strumento e sentendosi un menestrello quando arrivava sugli alpeggi, cantava, ballava e si esibiva in pazzesche scenette.

All’inizio le mucche sembravano non dargli retta ma piano piano qualcosa cambiò… Arrivò il giorno in cui la famiglia del giovane montanaro si chiese come mai le mucche non producevano più latte. Senza latte i malgari non potevano fare il formaggio e senza formaggio il paesino di montagna non avrebbe più avuto i fondi per costruire meravigliose fontane, lunghi sentieri ma soprattutto per pagare i protettori del villaggio dalle bestie feroci. Passaparola qua passaparola là, dal giorno alla notte tutto il paesino fu scosso dalla paura. Così il re fece chiamare il montanaro. Al cospetto dei suoi consiglieri obbligò il giovane ad allontanarsi dalle mucche e lo costrinse a coltivare rape rosse per risarcire il danno.

Nel frattempo in una graziosa dimora in mezzo alla città, una giovane cittadina imprecava contro il giardiniere di famiglia: per lei infatti era disumano potare un fiore! Purtroppo ogni giorno si rivelava una battaglia per la cittadinella che non solo impediva al giardiniere di fare il suo lavoro ma anche alla cuoca di cucinare animali, alla governate di usare prodotti inquinanti, all’autista di guidare l’autovettura e pure all’insegnate di usare i fogli di carta. I suoi familiari afflitti dalle continue discussioni provarono a tranquillizzarla. Usarono le spezie migliori della città, le gocce di linfa più potenti, la camomilla diluita anche nell’acqua del bagno ma nulla sembrava funzionare: la cittadinella sognava una vita diversa!

Stesa nel suo letto la cittadinella chiudeva gli occhi e immaginava un mondo più bello, più verde, più umano. Poi si addormentava e al suo risveglio tutto quello che la circondava ricominciava a innervosirla. Un mattino annoiata e assonnata dalla lezione di geografia, si accese in lei una lampadina. Scoprì, infatti, che poco lontano dalla città esistevano colline magiche dove le spighe dorate ondeggiavano al soffio del vento, i frutti crescevano colorati sugli alberi e gli animali correvano liberi. Fingendo di prendere appunti pianificò la sua fuga che sarebbe avvenuta la sera stessa.

Sudato, stanco e spossato, dopo una settimana di coltivazione, il montanaro afflitto si chiese se davvero voleva abbandonare il suo sogno di diventare un menestrello per piantare rape ogni giorno. Sarebbe stato così infelice il suo futuro? chiedeva alle stelle del cielo e mentre le interrogava vide attraversare nel blu infinito una luce piccola ma rapidissima. Una magia dei folletti del bosco? Forse la stella voleva indicargli la via. Così prese una saccoccia, ci buttò dentro un po’ di pane, di rape e del vino e silenziosamente chiuse la porta di casa avventurandosi nell’infinito. Entrò nel bosco elettrizzato ma ancora non sapeva chi avrebbe incontrato di lì a poco…

La cittadinella mise la testa fuori dalla sua stanza e non vide nessuno. Chiuse la porta andò verso la finestra e la spalancò. Calò le lenzuola arrotolate, le fissò alla poltrona e delicatamente scese dal suo terrazzo fino a toccare terra. In punta dei piedi arrivò al cancello e, superandolo, corse entusiasta verso la collina magica! Le stelle brillavano nel cielo e tutto sembrava irreale da quanto era bello. Al limitare di un piccolo bosco si fermò a prendere fiato. La luce della luna non penetrava tra le foglie sopra di lei. Aspettava che i suoi occhi si abituassero al buio ma i secondi le sembravano infiniti. I versi degli animali, il vento tra i rami e lo scricchiolio dei suoi passi sulla ghiaia, le facevano paura. Si disse che era arrivata fin lì per cercare un mondo migliore e doveva provarci. Proprio quando se ne convinse una clava la colpì in testa, qualcosa le fece lo sgambetto e si trovò faccia a terra e gambe all’aria in un covo di vichinghi!

Nei paesi di montagna si narravano tante storie sui vichinghi. Li descrivevano come guerrieri grandi e grossi con pelli di muflone sulle spalle, grosse corna in testa, pronti a tutto pur di vincere. Il montanaro sapeva che nessuno li aveva mai visti perché si diceva che i folletti del bosco avevano fatto loro un incantesimo limitando il loro spazio vitale a ridosso di una collina. Solo gli umani che attraversavano la foresta potevano incontrarli…ma nessuno aveva mai osato mettere piede nel mezzo della fauna e della flora misteriosa. Il montanaro sapeva di dover tenere gli occhi aperti, le orecchie attente e il naso al vento. Peccato che queste storie non si raccontavano anche in città perché altrimenti la cittadinella sarebbe stata più attenta…

Quando la cittadinella si svegliò un gruppo di energumeni puzzolenti, ributtanti e a tratti deformi la fissavano mormorando, battendo le pelli dei tamburi e affilando spade. Spaventata la cittadinella iniziò a urlare ma si accorse di avere la bocca tappata, le mani legate e i piedi bloccati da una corda. Rimpianse di essere scappata e volle disperatamente tornare a casa. Pregò che qualcuno arrivasse in suo soccorso ma nell’oscurità della notte chi sarebbe potuto arrivare? Solo dei folletti nascosti tra gli arbusti l’avevano vista ma erano troppo piccoli per aiutarla.

Intanto il montanaro decise di fare una sosta. Seduto su di un tronco aprì il suo zaino e iniziò a cibarsi. I folletti del bosco guardarono il ragazzo dal ramo in cima all’albero. Si dissero che poteva essere la persona giusta così intonarono una dolce melodia per farlo addormentare. Nel sonno il montanaro vide una ragazza disperata e in cerca d’aiuto. Il paesaggio gli era vagamente familiare e quando capì che la fanciulla si trovava nel suo stesso bosco si svegliò bruscamente, riprese il suo zaino e iniziò a correre per salvarla.

La pietra scalfiva le lame, la legna bruciava e il fuoco sembrava pronto per cucinare qualcosa di succulento. I vichinghi portarono un grosso pentolone e lo posero sopra il fuoco. La cittadinella aveva sempre più timore di essere il loro pasto. All’improvviso un vichingo urlò e tutti gli altri scattarono rapidi per nascondersi tra rocce, arbusti e grossi tronchi. Silenzio…d’un tratto si udì qualche passo incerto e la cittadinella sperò ci fosse un salvatore. I vichinghi ancora tacevano. Quando vide un cerbiatto, poi un altro e un altro ancora capì cosa stava per accadere. I vichinghi erano pronti per la caccia! In un batter d’occhio uscirono dai loro nascondigli, presero gli animali più lenti e trionfanti tornarono all’accampamento con i loro bottini caricati sulle spalle. Ancora una volta la cittadinella ripensò alla sua casa e alla cuoca che prendeva le galline dall’aia. Le veniva da piangere a pensare che ovunque andasse la cattiveria che vedeva negli altri si riproponeva.

Il sesto senso di un montanaro non mente mai! Grazie al muschio e alla stella polare il montanaro sapeva orientarsi ovunque…anche nel bosco magico! Arrivò ad una cascata e si rinfrescò. Mentre stava inginocchiato sulla sponda del ruscello il suo sguardo fu colpito da qualcosa nell’aria: coltre di fumo grigio che si alzava. La ragazza del sogno doveva essere certamente là! Ricominciò a correre e quando il fumo si fece più denso, l’aria più acida, i suoni più vivi rallentò il passo, si arrampicò su di una roccia e rimase a guardare davanti a sé. Un mucchio di essere barbuti ballava, gridava e si dimenava. Ma dov’era la ragazza del sogno? Doveva trovare un espediente per entrare nel covo. Un sassolino rotolante accanto a sé gli diede la soluzione: la musica del menestrello!

Un vichingo senza occhio e con metà denti si avvicinò alla cittadinella, le slegò il bavaglio dalla bocca e liberò le mani e i piedi dalle corde. Le disse di seguirlo. Con il cuore che batteva forte la cittadinella rimase sempre dietro l’energumeno sperando che le concedessero una morte rapida e indolore. Quando il vichingo si fermò qualcosa colpì la sua attenzione. Erano tutti seduti, non troppo composti, ma tutti seduti in attesa che arrivasse. La fecero accomodare su l’unico tronco coperto di muschio, le portarono un calice di vino e quando fu pronta entrarono altri vichinghi con la carne cotta, le patate bollite e i succhi dei frutti circostanti. Le spiegarono che era stata legata perché aspettavano da notti intere quella pattuglia di caccia che permetteva loro di cibarsi e vivere. Stupita la cittadinella mangiò di gusto e con la pancia piena iniziò a sentire piacevoli emozioni che mai aveva provato. Sembrava che all’improvviso tutto fosse diventato migliore come lei sperava. Eppure mancava qualcosa…ancora non rideva.

Dopo qualche bicchiere i vichinghi non capivano se quel che vedevano era reale o era frutto del vino. Un uomo davanti a loro suonava e ballava musiche celtiche? I vichinghi iniziarono a battere piedi e mani per tenere il ritmo e lo accompagnavano con i loro movimenti goffi. Il montanaro cercava invano la ragazza del sogno. Forse si era messo nei guai per niente! D’un tratto però da uno squarcio la vide e il suo cuore battè sempre più forte. I vichinghi se ne accorsero perché aveva smesso di suonare. Così brandirono in alto la spada e lui riprese a suonare più forte che mai. Intanto la cittadinella sentiva musica e risate in lontananza e decise di andare a vedere chi sapeva riprodurre quelle note e far ridere di gusto i vichinghi. Piano piano si fece spazio tra i grossi sederi degli essere barbuti e si trovò di fronte un montanaro con tanto di zaino, scarponi e cappello che si agitava come un matto. Subito se ne innamorò!

Il montanaro e la cittadinella certo non avevano imboccato lo stesso sentiero in partenza. Ma entrambi erano in cerca di credenze da soverchiare, sogni da raggiungere ed emozioni da provare. Così, come per incanto, in un bosco magico il loro sentiero si congiunse per farli vivere da lì una vita piena d’amore e di splendide avventure. Perché all’inizio nulla è come sembra sta a noi vivere felici e contenti!

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