Storia di un Lupacchiotto e di un viaggio oltre i confini.

C’era una volta in un lontano Paese dell’est un gruppo di amici che giocava nel bosco.
“Conta tu che sei bravo.” gli dicevano sempre.
“Ma io sono stufo di contare. Tocca sempre a me!” replicò lui quel giorno.                           “Va bene allora conto io.” rispose il suo migliore amico.
“No, non contare tu altrimenti non potrai nasconderti con me.” sussurrò piano nell’orecchio del suo compagno d’avventure.
“Perchè hai paura?” gli domandò.
“Lo sai di cosa ho paura!” fece lui.
“Non puoi avere paura degli insetti!” disse il suo amico ridendo.
“Invece mi fanno paura, sono piccoli, si incastrano nel pelo e poi mi danno prurito” rispose lui tutto d’un fiato.
“Devi capire che noi siamo lupi. Siamo noi che dobbiamo fare paura non possiamo spaventarci per delle bestioline con le ali.” gli rispose l’amico sperando una volta per tutte che Lupacchiotto trovasse il coraggio di essere un lupo vero.
“Io non voglio fare paura. Chi lo ha detto che dobbiamo per forza spaventare gli altri per vivere bene?” Era una domanda ricorrente per il cucciolo di lupo tanto che la faceva a tutti gli adulti del branco quando ne aveva occasione. Non era mai riuscito a trovare una risposta convincente. Alcuni gli dicevano “perchè è così!” altri “perchè in questo modo mangiamo e sopravviviamo!” altri ancora “perchè è la nostra natura!”. Lupacchiotto la natura non la capiva proprio. Lo aveva fatto nascere nelle sembianze di un lupo ma il suo cuore era dolce come il miele degli orsi. A lui piaceva giocare con gli amici, esplorare il territorio circostante e inventare idee bizzarre. La parte del lupo cattivo proprio non gli veniva.

“Possiamo giocare?” chiesero in coro i cuccioli. Lupacchiotto si staccò dal suo amico e anche se non aveva voglia di nascondersi da solo lo fece. In fin dei conti a lui nascondino piaceva. Quando contava pensava sempre di essere un poliziotto che doveva stanare i ladri cattivi. Invece quando si nascondeva fingeva di essere un poliziotto in missione segreta.

Si rannicchiò nella buca, quella sotto le radici dell’albero che gli aveva fatto vedere il suo papà per aiutarlo ad essere introvabile. La buca era piena di muschio e non si riusciva a sentire alcun rumore dall’esterno. Per questo Lupacchiotto non sentì il boato che ruppe la quiete del bosco. Rimase in attesa nel buio e con il tepore della terra estiva si addormentò. Quando si svegliò il sole era calato e venne preso dal panico. Dove sono finiti tutti? si domandò impaurito. Perché mi hanno lasciato qui da solo? si chiese iniziando a correre. Non c’era anima viva nel bosco e Lupacchiotto era sempre più spaventato. Poi, in lontananza, vide il suo papà che correva verso di lui. Era l’ultimo lupo rimasto.

L’ultimo animale rimasto. Papà Lupo gli spiegò che tutti erano scappati perché quella zona era stata invasa da gigantesche ruspe che stavano distruggendo tutto per costruire un gigantesco centro commerciale.

Da soli partirono sperando di incontrare di nuovo il loro branco. Camminarono mesi e mesi. Papà Lupo divenne per Lupacchiotto un eroe: lo aveva salvato, aveva lasciato tutti e tutto per stare insieme a lui, sfidava qualsiasi pericolo per proteggerlo e come se non bastasse inventava i giochi più bizzarri per farlo divertire. I suoi preferiti erano quelli di logica. Amava mettere insieme i numeri, analizzare e trovare la soluzione più azzeccata per ogni problema. Quando riusciva a risolvere gli intricati inghippi papà Lupo lo coccolava e gli diceva che da grande sarebbe diventato un Lupo Ingegnere e avrebbe reso fiero il suo branco.

 

Dopo chilometri e chilometri rividero il loro branco ma tante cose erano cambiate. Lupacchiotto era ormai un adulto. Aveva imparato a cacciare, a prendersi cura e a proteggere. Era diventato un abile programmatore, sapeva analizzare al meglio ogni situazione per poi trovare la soluzione perfetta ad ogni difficoltà. Aveva però mantenuto un ciuffo sbarazzino e i suoi grandi occhi non avevano perso la dolcezza di un tempo. Il capo branco li accolse entusiasta ma i festeggiamenti durarono poco. Purtroppo infatti il branco era davanti a una terribile scelta: scappare o rischiare la vita. Gli abitanti di quella città e delle zone limitrofe non volevano infatti che i lupi vivessero loro vicino e se non se ne fossero andati avrebbero usato tutta la loro aggressività per sbarazzarsene. Lupacchiotto pensò fosse uno scherzo del destino. “Proprio ora che abbiamo ritrovato il branco? Dovrei escogitare qualcosa…”  e fece quello che sapeva fare meglio: isolarsi da tutti e mettere insieme i pezzi che aveva a disposizione per trovare una soluzione.

I suoi pensieri però durarono poco. “E quella?” pensò.

Venne rapito da un essere grazioso che gli passeggiava davanti. Era così diversa da lui. Elegante e raffinata, esile e leggera con un manto pulito che profumava l’aria. Il ciondolo del suo collare rimbalzava ad ogni passo quasi fosse una melodia per attirare l’attenzione. Come un tonto Lupacchiotto cercò di farfugliare qualcosa ma riuscì solo a emettere versi sprezzanti che fecero allontanare la sua innamorata in un battito di ciglia. Ora aveva due problemi: trovare una soluzione per il suo branco e rivedere quella cagnolina di città.

Tornando verso il branco Lupacchiotto vide scritte su tutti i muri che aizzavano gli abitanti della zona a cacciare i lupi. Si chiese che cosa potevano aver fatto per scatenare tutto quell’odio. “E’ evidente che il branco deve aver combinato qualcosa per scatenare tutto questo odio. Se non ci vogliono è perché fac-ciamo paura ma come possiamo far cambiare loro idea?” si domandò. “Forse qualcuno che non è un lupo mi saprebbe dare una risposta!”.

Sapeva a chi doveva rivolgersi così si mise in cerca di Lei addentrandosi nella città. Guardò in tutti i giardini delle case e finalmente la trovò. Bella come la ricordava o forse ancora di più. Era sera, faceva freddo e il muso di Lei era arrossato dall’aria frizzante. Per Lupacchiotto era rischioso rimanere nel centro abitato. Si avvicinò cauto sperando di non spaventarla. Lei all’inizio fece finta di non vederlo. “Oh no questo cosa vuole adesso?” si chiese preoccupata con i battiti che acceleravano.

“Posso disturbarti?” chiese intimidito.
“Veramente no!” rispose Lei secca.
“Una domanda veloce e poi non ti infastidisco più…” giurò Lupacchiotto.
“Sentiamo…” fece Lei sperando di levarselo dalle zampe in fretta.
“Ecco vorrei sapere perché noi lupi facciamo paura.”
Davvero lo ha chiesto? si domandò e non poté fare a meno di ridere per quella domanda ovvia. Più lo guardava più rideva. Aveva un ciuffo buffo e un’espressione da ebete stampata in fronte.

Lupacchiotto fu contagiato. Gli sembrava il suono più bello che avesse mai sentito.
Lei finì di ridere e pensando che fosse una trappola per adescarla si affrettò a dire “Se proprio lo vuoi sapere siete cattivi, violenti e pericolosi ora lasciami in pace.”          “Quindi anche io ti sembro cattivo, violento o pericoloso?” chiese perplesso.
“Beh veramente…” iniziò a guardarlo bene.
C’era qualcosa in lui che le rapiva il cuore. Non sembrava cattivo e nemmeno pericoloso. Voleva saperne di più sul suo conto. “Dimmelo tu come sei!” gli domandò curiosa.

Lupacchiotto non se lo fece dire due volte. Era un fiume in piena e le raccontò tutto della sua vita, avventure e disavventure, passioni e sogni del cassetto. Parlarono per ore fino a quando venne interrotto.                                                                                                            “Aspetta aspetta aspetta… vorresti dirmi che tu sei un lupo che sa usare internet?”
“Assolutamente si!”
“E sapresti anche creare un programma per rendere virale un messaggio?”

“Non lo ho mai fatto ma sono sicuro di sì.” rispose sicuro di sé.
“Allora ho un’idea per aiutarti! Devi trovare un modo per far vedere sul computer di tutti gli abitanti della città come siete voi lupi nella vita di tutti i giorni. Se riuscirai a dimostrare che siete buoni cadrà lo stereotipo del lupo cattivo-violento-pericoloso e riuscirai a far vivere il tuo branco in questa zona! E perché no… magari ci rivedremo!” Era una buon consiglio e in palio c’era la possibilità di rivederla. Lupacchiotto iniziò a lavorarci su.

E’ strano ma un semplice incontro servì a cambiare la vita di molti. Lupacchiotto con l’aiuto di papà Lupo convinse il branco a videodocumentarsi giorno e notte nei momenti di quotidianità. Aprì un sito per raccontare le cose più vere che riguardavano i lupi. Informazioni, notizie e video… in poco tempo il suo sito diventò un polo d’attrazione guardato da tutte le città vicine. Gli abitanti presero in simpatia il branco, smisero di aver paura dei lupi e strinsero dei patti di fratellanza per riuscire a vivere tutti insieme senza problemi. Lupacchiotto venne contattato da molti per creare qualcosa di accattivante e virtuale in grado di raggiungere folte schiere di persone.

Diventò un imprenditore famoso. Il branco era orgoglioso di Lui così, per non farselo scappare, lo elesse capo Ingegnere come aveva predetto tanto prima il suo papà.

Ma Lupacchiotto non aveva intenzione di scappare da nessuna parte. Almeno non ora che aveva trovato la cosa più importante: Lei, l’unica che sapeva guardarlo dentro e leggere la sua vera natura, l’unica che aveva capito da subito che non esistono razze buone o cattive ma solo l’amore che scavalca ogni confine.

Un pensiero riguardo “Storia di un Lupacchiotto e di un viaggio oltre i confini.”

  1. Questa è la storia di un grande ragazzo, il mio e della sua famiglia. Mi scuso prima di tutto con Marta per il ritardo nel commento. Quando mi è stata consegnata non potevo credere a quello che stavo leggendo, in così poco tempo ha saputo rendere la storia della sua vita una favola, piacevole e divertente ma sopratutto commovente.
    Non la ringrazierò mai abbastanza per il grande dono che mi ha dato. La consegnerò la sera della sua laurea e fremo dalla voglia di vedere il suo viso mentre la legge.
    Grazie sei fantastica!

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