Storia di un bell’arciere e di una misteriosa locandiera

Narra una leggenda che tanto tempo fa esisteva nella contea di Saint Michelle una maga dai poteri strabilianti in grado di rendere tutti contenti. Coloro che volevano lenire le pene d’amore si recavano nella cittadina sperando di incontrarla per risolvere le loro questioni di cuore. Ma la maga non si faceva vedere mai da nessuno. Si dice che fosse invisibile! Con i suoi poteri magici riusciva ad ascoltare le storie più strazianti e bastava un giorno perché la sua magia facesse effetto: tutti coloro che avevano espresso il loro dolore riuscivano a ricucire il cuore e a tornare nelle loro case più felici che mai.

Una notte di fine primavera, in un paesino lontano da Saint Michelle, la maga apparve in sogno a un bell’arciere o almeno questo è quello che lui riteneva di essere. La maga cercò di ispirarsi alla realtà per creare un sogno che lo stuzzicasse: l’arciere passeggiava impavido, accarezzandosi la folta, riccia e bionda chioma e lanciando occhiate sensuali a tutte le belle ragazze che incrociava. Queste stramazzavano al suolo colpite dalla sua bellezza mozzafiato. Solo  una donna sembrava non notarlo, sembrava una locandiera e lo chiamava. L’arciere non poteva credere a quanto stava accadendo. Una donna che ignora la mia beltà?

Sgomento l’arciere di svegliò nel cuore della notte. Cosa stavo sognando? si chiese. Mentre si faceva questa domanda tornò a coricarsi e in poco tempo riprese indisturbato a dormire. La maga si batté una mano sulla testa Accidenti a me perché tra tutti gli uomini della contea ho scelto quello più vanitoso e smemorato? e dovette escogitare un’altra rappresentazione per entrare nei sogni dell’arciere. Sapeva che il bellimbusto era affascinato dalla sfide così provò a inventarne una e questa volta funzionò.

Quando l’arciere si svegliò dal sonno ricordava, stranamente, alcune parole: castoro-limone- e…l’altra cosa quale era? si domandò l’arciere ripensando al sogno appena fatto. Oh sì, oppressione! esclamò entusiasta. Non sapeva bene cosa fosse accaduto ma era spinto a indossare gli stivali, prendere l’arco con le frecce e uscire di casa per andare alla ricerca di… in realtà non sapeva bene cosa stesse cercando, ma un po’ di avventura non guastava mai!

Dopo aver percorso diverse miglia e aver scalato una montagna si trovò in un piccolo paesino dove tutti gli abitanti sembravano tristi. Stanco ed assetato entrò in una locanda per trovare refrigerio. Si accomodò in un angolo e si mise ad osservare la locandiera che serviva da bere. Sembrava stranamente allegra per vivere in un posto simile. Gli sembrava anche di averla già vista da qualche parte ma non riusciva a ricordare dove.

“Ehi tu” urlò la locandiera da dietro il bancone.

L’arciere guardò a destra e a sinistra poi vedendo che non c’erano molte altre persone chiese “Dici a me?”

“Con chi vuoi che stia parlando? Gli altri hanno già i boccali pieni, cosa ti porto? Una birra?” domandò svelta.

“Vada per la birra e qualcosa da mangiare.” disse affamato.

La locandiera gli portò quanto aveva chiesto e l’arciere rimase di stucco. Non rimane colpita dal mio charme? si domandò e iniziò a sbranare lo stinco che aveva nel piatto. Scrutava la locandiera e lei, sentendosi osservata, iniziò a guardarlo a sua volta. Era buffo con quell’occhio che si chiudeva ad ogni morso e poi chi mai porta un’acconciatura simile? si chiese.

L’arciere si accorse che la locandiera prima di versare la birra nei boccali si fermava al tavolo di tutti i clienti. Ascoltava, parlava, dava qualche pacca sulla spalla e poi sorridendo se ne andava. Aveva un sorriso particolare, forse erano quei denti simpatici a renderlo unico. Sembrava un piccolo castoro ma con le guance paffute e i grandi occhi dolci appariva molto graziosa. Nei suoi pensieri la parola castoro gli rimembrava qualcosa… ma cosa?

I suoi pensieri furono interrotti da un uomo burbero che irruppe nella sala. Sbraitando ordinò alla locandiera di salire nei piani alti per pulire le stanze. La locandiera fece un cenno con il capo, come a dire “tra poco vado” e tornò a servire l’arciere.

“Non ti ho mai visto da queste parti. Cosa ti porta nella nostra contea?” gli domandò.

“Un sogno ma ancora non so di cosa si tratta” rispose l’arciere.

“Qui vengono tutti per curare le loro pene d’amore” disse la locandiera.

“E’ per questo che sono tutti tristi?” chiese a sua volta l’arciere.

“Quando arrivano sì ma quando se ne vanno sono tutti contenti!” rispose soddisfatta.

“Perché tu a differenza degli altri sembri allegra?” si interessò l’arciere.

“Perché io sogno anche a occhi aperti!” disse illuminandosi la locandiera.

“Cosa sogni?” chiese curioso l’arciere.

“Sogno di partire per mondi sconosciuti, vedere cose nuove, imparare dalle persone…” purtroppo le belle parole della locandiera vennero interrotte dalle grida dell’uomo burbero.

“Chi è quello?” domandò l’arciere.

“Il mio capo e il motivo per cui non posso lasciare tutto e partire.” rispose sconsolata.

“Perché no? Non sei libera di scegliere per te stessa?” chiese a sua volta.

“Certo che lo sono! Ma vedi se io partissi non mi darebbe il denaro che mi spetta e non mi lascerebbe più mettere piede in questa locanda che un giorno, invece, potrebbe diventare mia.”

“Vale la pena abbandonare i tuoi sogni per questo posto?” chiese l’arciere ma la locandiera non rispose, abbassò la testa e tornò ai suoi doveri.

Da una certa distanza continuavano a scrutarsi. Mentre la locandiera alzava un braccio per posare un boccale l’arciere vide una voglia a forma di limone che sbucava dal grembiule. Mi sembra di vivere un deja vu pensò. La locandiera intanto pensava a quell’uomo che per la prima volta non aveva parlato di sé ma l’aveva ascoltata. Che bella sensazione essere compresi da qualcuno. Le faceva venire voglia di sedersi al suo tavolo per continuare a chiacchierare. Con una scusa tornò dal bell’arciere e si accomodò di fronte a lui.

“Raccontami di te” gli disse porgendogli un altro boccale colmo di birra. Ci vollero diversi boccali prima che l’arciere parlò di sé. L’ebrezza della bevanda aveva però sortito il suo effetto e la locandiera scoprì che anche il bell’arciere aveva le sue ferite da curare. A causa della sua bellezza, dei vuoti di memoria e della presunzione di aver sempre ragione non era stato scelto per far parte della schiera dei cavalieri del re. Si sentiva abbandonato a sé stesso e, anche se non lo avrebbe ammesso mai con nessuno, cercava qualcuno che lo facesse sentire importante e che lo amasse per quello che era.

Per la prima volta in vita sua l’arciere parlava con qualcuno e si sentiva compreso, pervaso da una sensazione di pace profonda. Avrebbe voluto avere sempre con sé quella locandiera buffa. Sto forse perdendo la testa per lei? si chiese Non è possibile accade sempre il contrario, io sono più forte dei sentimenti! cercò di convincersi.

Però più le parlava più le sembrava speciale. Più la guardava più le ricordava qualcosa. Se le proponessi di mollare tutto e seguirmi? Cosa posso offrirle di unico? La locandiera era ormai persa in quegli occhi color miele che la coccolavano più di mille abbracci. Riusciva a leggergli il cuore e con una carezza si separò da lui lasciandolo solo con i suoi pensieri.

Quando l’arciere si addormentò era buio e nella locanda non c’era più nessuno. Senza fare rumore la locandiera chiuse le finestre, spense le candele e uscì dalla stanza.  Poco dopo un forte colpo di vento fece sbattere le porte. Un po’ rimbambito e infastidito dal brusco risveglio l’arciere si alzò e salì al piano superiore sperando di incontrare la locandiera. Aprì tutte le porte e quando la vide dormire rimase ad osservarla. E’ così bella! pensò e mentre la guardava la locandiera, con gli occhi ancora chiusi, si alzò dal letto. Teneva le braccia stese in avanti per non andare a sbattere contro le pareti, indossò un mantello, scese le scale e iniziò a scaldare dei grandi  calderoni. Prese diverse erbe e preparò un’infinità di decotti. Con molta cura li mise dentro a delle piccole bottigliette. Su alcune etichette c’era scritto “trovare l’amore” in altre “rimediare un errore” in altre ancora “ridere a crepapelle” e così via. Ne mise una da parte con scritto “guardare oltre” e disegnò un arco. L’arciere capì che la pozione era per lui e rimase a bocca aperta. La locandiera era la famosa maga di cui tutti parlavano? E’ lei che mi è apparsa in sogno? si domandò. Ma certo, ora ricordo il mio sogno: una maga mi diceva di partire per salvare una ragazza che viveva oppressa dal suo padrone. L’avrei riconosciuta grazie alla forma dei denti simili a quelli di un castoro e a un’insolita voglia di limone sulla pancia. La maga mi aveva promesso una ricompensa speciale se avessi portato a termine il mio compito: un amore capace di guardare oltre!

Il mattino seguente l’arciere tornò alla locanda e questa volta si mise al bancone. Aspettò il suo boccale e studiò bene tutti i movimenti della locandiera. Finalmente la beccò!

“Ferma! Non ho bisogno di un intruglio per guardare oltre.” le disse. La locandiera si bloccò di colpo e lo guardò sgranando gli occhi. “Ti ho vista ieri notte e ho scoperto tutto. Tu non sei solo un locandiera sei anche una maga, una maga buona, che ascolta le persone e le aiuta a risolvere i loro problemi.”

“Io? Sei forse impazzito?” domandò perplessa la locandiera.

“Nel sonno ti trasformi e diventi la maga per cui è famoso questo paese. Prepari pozioni per tutte le persone che ti sono sembrate tristi così le aiuti ad essere felici. Poi ti svegli e non ricordi nulla se non che sei una locandiera!”

Sono davvero io la maga? Quindi è per questo che ho questa boccetta nel grembiule? si chiese.

“Se io ho davvero poteri magici perché non vuoi bere questo intruglio che avrei preparato per te?” domandò la locandiera.

“Perchè io non sono uno qualunque e tu per me non sei una locandiera qualsiasi. Forse non lo sai, visto che diventi una maga quando sei sonnambula, ma in sogno mi hai chiamato e io sono corso per salvarti. Sono venuto per trasformare i sogni che fai ad occhi aperti in realtà, per farti trovare il coraggio di sfidare tutti e vivere libera. Ma io sono complicato e non ti assicuro ti renderti la vita facile però…”

“…ora che ci siamo incontrati è come se non potessimo stare senza?” chiese la locandiera titubante.

“Si!” rispose sincero.

La maga che vive nella locandiera aveva dovuto rovistare tutti i suoi libri di magia per riuscire ad arrivare all’arciere. Sapeva che da solo non sarebbe riuscito a guardare oltre le sue ferite e che aveva bisogno di un tocco speciale, un tocco di locandiera per trovare la serenità. Così aveva escogitato un piano per permettere all’arciere e alla locandiera si salvarsi insieme.

Anche se in amore non ci si può salvare. Ci si può solo prendere la mano per iniziare a camminare. Un passo dopo l’altro, una scoperta alla volta e mille diverse opinioni contrastanti creano la pozione più potente per vivere felici e contenti.

La leggenda narra che da allora l’arciere e la locandiera vivono insieme in una piccola casetta. La locandiera non ha mai perso il vizio e, ancora oggi durante la notte, si trasforma e diventa una maga ma si impegna a creare intrugli disgustosi per allontanare le civette dal suo arciere e potenti elisir per far risplendere i riccioli biondi del suo aitante amore!

Un pensiero riguardo “Storia di un bell’arciere e di una misteriosa locandiera”

  1. È la mia storia quindi non riesco a non leggerla con occhi innamorati.. Ma voglio dire che la mia prima reazione è stata commozione mista a divertimento. In poche pagine Marta è riuscita a riassumere la nostra storia rendendola una vera fiaba, dove riconosco i personaggi e le loro storie senza che un estraneo possa capire i riferimenti alla vita vera. Un gesto semplice che ha stupito il mio ragazzo e me e ci ha fatto emozionare. Grazie Marta!

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