Storia di Rondotto: l’uccellino impavido

Era nato piccolo e spennacchiato in una giornata fresca di primavera. Si era trovato in un posticino sicuro, una fortezza di nido con alte mura fatte di piccoli legnetti ammassati l’uno sull’altro. La sua casa era sicura, “la più sicura di tutte” gli dicevano  mamma e papà che avevano impiegato tanto tempo per riuscire a costruirla. L’avevano fatta in un posto insolito, un albero in città, perché a quei genitori piacevano i posti comodi dove tutto fosse a portata di becco, dove basta volare poco per trovare qualche briciolina per terra e sono tanti i vasi dei condomini nei quali pizzicare per trovare piccoli resti di cibo.

Lo avevano chiamato Rondotto perché secondo sua madre era cicciottello da quando aveva deciso di sgusciare fuori dall’uovo. A dispetto degli altri rondinotti era molto ordinato ed elegante. Lo agghindarono con un papillon di piume e sul piccolo becco posarono  degli occhialini da studioso perché nel cielo contava sempre le nuvole e ne studiava la geometria. Piangeva per la fame, cinguettava quando gli veniva da cantare e rimaneva a guardare il cielo dentro al nido… insomma una vita tranquilla la sua!

Un giorno la vide, un foglia leggera e delicata che volteggiava nel cielo grigio. Sembrava così felice di farsi cullare dal vento. Gli prese la curiosità e allora saltò sui legnetti della sua casa riuscendo ad arrivare in cima. Sporse la testina oltre il nido per vedere quello che lo circondava. “Che meraviglia!” pensò “Se solo fossi capace di volare andrei alla scoperta di tutto…peccato che la prima lezione di volo sarà solo la prossima settimana. Mamma e papà dicono che devo diventare più leggero prima di volare altrimenti cadrei subito a terra.”

Neanche il tempo di pensarlo e una folata di vento lo scaraventò giù nel mezzo di una strada caotica dove tutti correvano e aprivano ombrelli per ripararsi dalla pioggia torrenziale. Si trovò solo e fradicio d’acqua. Le sue piume diventarono ancora più pesanti, le piccole zampe sembravano non reggere il suo peso raddoppiato. “Come farò a tornare nel mio nido?” si chiese e mentre le domande gli ronzavano in testa si mise a piangere rumorosamente. Purtroppo il suono dei clacson e il vociare della gente coprivano il suo lamento. Solo tre ratti che uscivano lesti dai tombini poco più in là si accorsero di lui. “Jb guarda” disse il topo tatuato al suo compagno pieno di muscoli che si trovava al suo fianco. “Andiamo a divertirci” replicó lui sogghignante. Zampettarono veloci e in men che non si dica accerchiarono Rondotto. “Povero uccellino cicciottello perché piangi?” chiese il ratto con una benda sull’occhio mentre faceva rimbalzare Rondotto come fosse un pallone da basket. “Sono caduto dal mio albero, mamma e papà erano andati a cercare la mia cena e adesso non so come fare per tornare a casa.” I tre si guardarono divertiti. “Ti aiuteremo noi!” esordì il ratto tatuato palleggiando a sua volta il malcapitato. “Mi porterete fin lassù?” chiese incredulo Rondotto. “Piano uccellino ogni cosa ha il suo prezzo” rispose Jb sfoggiando un sorriso che mostrò i suoi ripugnanti denti d’oro. “Noi ti riporteremo a casa a patto che tu prima faccia qualcosa per nostro conto” così spiegarono a Rondotto che l’assessore al Buon Decoro aveva preparato un documento che non solo legittimava tutti i cittadini a uccidere qualsiasi ratto vedessero in strada ma prevedeva anche una spietata retata nelle principali fogne della città. “Ma è terribile!” esclamò Rondotto ignaro delle ragioni per cui l’assessore aveva preparato la lettera. “Per salvarci da questa situazione non dovrai fare altro che trovare il documento e distruggerlo!” Rondotto accettò volentieri, i tre lo presero di forza e a suon di rimbalzi e colpi di coda lo portarono davanti all’ufficio del Buon Decoro. Confuso e stordito Rondotto entrò. Non vi era alcun essere umano e indisturbato arrivó alla scrivania dell’assessore. In quattro e quattr’otto trovò il documento e ci rovesciò sopra un barattolo d’inchiostro. Soddisfatto del suo lavoro lasciò la scrivania per tornare dai ratti quando un grosso gatto peloso si palesò di fronte a lui. Rondotto iniziò a sudare, il gatto lo bloccò in un angolo e chiese spiegazioni. Si chiamava Tappeto per via della sua morbidezza di pelo e di cuore! A sentire la storia scoppiò in una sonora risata perché quei ratti certo non gli avevano raccontato la verità. Così Rondotto venne a sapere che Jb altro non era che il figlio del famigerato Boss Top-Astro che derubava, rovinava e inquinava qualsiasi cosa capitasse nel suo raggio visivo insieme alla sua gang di malviventi. Dopo l’ennesimo sfregio urbano al più importante monumento della città i cittadini avevano protestato e chiesto all’assessore di provvedere severamente. Il boss aveva inviato una volta  il figlio e i suoi scagnozzi per impaurire l’assessore. Il piano era miseramente fallito e ora Jb, considerato una nullità dal padre, si divertiva a distruggere tutto quel che trovava pur di riguadagnarsi l’onore perduto. A sentire tutto questo il povero Rondotto pensò di essere finito in trappola perché al di fuori delle porte quei tre non  lo avrebbero riportato a casa anzi, gli avrebbero sganciato un colpo di coda mortale per evitare che parlasse e svelasse la verità e in quella stanza sarebbe stato lo spuntino di una succulenta cena per Tappeto. Il gatto intravedendo la paura negli occhi del rondinotto lo accarezzò e gli disse “Non preoccuparti piccolo! Gli uccellini non sono il mio piatto preferito dopo che un ossicino mi si è incastrato in gola, adesso mangio solo biscotti al cioccolato quindi con me sei salvo ma ora pensiamo a quei tre!”. Architettarono un piano.

Rondotto fece entrare nella stanza i tre ratti. Tutti riuniti li costrinse a una scelta: “o accettare un nuovo documento che imponeva sedute di Buon Costume e il riordino della città” proposta bocciata a suon di risate e da un acido “‘Mai!” di Jb oppure  “finire tra le fauci del terribile Tappeto” esclamò Rondotto mentre il gatto saltava alle loro spalle tappando loro qualsiasi via di fuga. Il ratto tatuato implorò pietà, quello cieco invocò lo spirito della mamma e Jb pianse dalla paura. “Potete sempre cambiare idea. Direte a vostro padre che siete stati coraggiosi e fingeremo che abbiate abbattuto un valoroso guerriero convincendo l’assessore a salvare il vostro popolo in cambio di qualche pulizia in città. In questo modo guadagnereste la  fama e il rispetto di tutti i ratti delle fogne perché voi è solo voi avrete garantito la loro sopravvivenza…cosa ne dite?” “Accettiamo!” Risposero in coro!

Fu così che l’assessore preso dai mille pensieri non badò al cambio di documento e la proposta scritta da Rondotto e Tappeto divenne legge. Jb e i suoi scagnozzi sono tutt’ora amati dai ratti che dalle fogne si sono trasferiti a vivere vicino ai cassonetti diventando manutentori delle pulizia stradale. Rondotto e Tappeto strinsero una profonda amicizia grazie ai biscotti di cioccolata di cui andavano ghiotti e fu proprio l’amico felino il primo ad assistere al volo della rondine perché in fin dei conti non serve essere snelli per volare, basta avere il cuore leggero!

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